
Terza Puntata...
Dall’altra parte della tavolata, tre figure sedevano scomposte sulle loro sedie, e appoggiavano il loro corpo esanime sulle carte in tavola.
Si avvicinò per capire cosa fosse successo, meravigliandosi del proprio coraggio.
Il corpo più vicino a lui era quello di una donna dai capelli crespi. La esaminò accuratamente. La sua espressione era resa spaventosa dalle numerose linee scure presenti sul suo volto. Subito si accorse che quell’anomalia accomunava tutti e tre i cadaveri.
Nei loro vasi sanguigni scorreva una sostanza nera come la pece.
I loro occhi, resi vitrei dalla morte, fissavano tutti lo stesso punto: i frammenti di cristallo sul pavimento.
All’idea di essere stato sottoposto alla pressione dei loro occhi pochi istanti prima, rabbrividì, e il vomito gli salì alla bocca.
Si spostò verso la seconda figura: un uomo anziano almeno quanto lui, che impugnava una piuma intinta d’inchiostro. Il calamaio era rovesciato sul tavolo, e il suo contenuto aveva macchiato le maniche dei mantelli dei tre individui.
La terza persona attirò la sua attenzione, perché la sua testa era stata sbattuta di proposito sulla superficie del tavolo, provocandogli una profonda ferita. Il sangue nero si confondeva con l’inchiostro presente, al punto che non avrebbe giurato sul fatto che il calamaio fosse mai stato pieno.
Respirò affannosamente.
Il calore che prima lo aveva rianimato, ora si stava vendicando soffocandolo. Le fiamme ora sembravano pronte a uscire dal camino per bruciarlo. Si tolse il mantello e lo abbandonò su una poltrona lì vicino. La sua tunica verde smeraldo si macchiò subito, ma non gli importò.
Sapeva cosa fare.
Sapeva perché si era recato lì, anche se troppo tardi.
Tolse la piuma dalle mani ancora calde dell’anziano signore, e la intinse nel liquido presente sul tavolo. Prese un foglio pulito tra quelli presenti, e con una grafia resa incerta dalla situazione, ma molto ordinata, scrisse ciò che doveva essere assolutamente tramandato ai posteri. Più volte intinse la piuma, e più volte calde lacrime bagnarono il foglio, cancellando alcune delle lettere appena tracciate.
Una volta conclusa la sua lettera, l’anziano signore la ripiego ripetutamente su se stessa. Si avvicinò alle fredde mura della lugubre stanza, vi appoggiò una mano, e cominciò a perlustrarle. La trovò. Una fessura creatasi fra due rocce. Vi infilò lo scritto.
Vi invito a commentare e a lasciarmi il vostro parere...
Manuel