...Frog...

Home

Chi sono

Utente: zulian
Nome: Manuel Zulian
Sono uno smemorato che ha imparato a convivere con la propria predisposizione a combinare dei veri e propri disastri. Sono socievole (forse anche logorroico), romantico e molto autoironico... Non sono molto bravo a cogliere gli eventi, tanto è vero che mi accorgo di averli persi soltanto quando questi sono già passati! Perennemente ripudiato da Cupido vivo alla ricerca dell'anima gemella, ma per il momento ho trovato soltanto tante bastonate... Il mio più grande sogno è quello di scrivere un libro o anche solamente riuscire a portare a termine una storia. Per il momento vi ringrazio per aver letto questa mia manifestazione di follia! Se volete sapere qualcosa in più non dovete fare altro che scrivermi e... mi raccomando commentate!

Commenti recenti

FallenAnGeL83 in 5 Maggio...

Partecipano

Bottoni

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte
domenica, 25 maggio 2008

Titolo

Settima puntata
Nella casa regnava il silenzio.
Rodolfo era rannicchiato nella sua cesta ai piedi del caminetto. I tiepidi raggi del sole primaverile che irradiavano la stanza, facevano risplendere il suo morbido pelo.
Luana scese lentamente le scale per evitare di svegliare il figlio, ma il suo leggero passo non sfuggì alle attente orecchie del giovane gatto, che miagolò quasi volesse dimostrare di averla sentita.
La graziosa donna si inginocchiò accanto al divano, e accarezzando i capelli del figlio sussurrò: “Leonardo…, Leonardo… svegliati”
All’udire di quella voce soave Leonardo aprì lentamente gli occhi.
“Che ore sono?” domandò ancora mezzo addormentato.
“E’ ora di alzarsi e fare colazione”
“Va bene…, ora mi alzo” bisbigliò ancora un po’ frastornato dagli avvenimenti delle ore precedenti. Si stropicciò gli occhi, e si mise a sedere. Il gatto approfittò della situazione e gli saltò in grembo. I suoi occhi color ambra si incontrarono con quelli assonnati del ragazzo, che cominciò ad accarezzarlo.
Intanto, La madre si diresse verso la cucina e cominciò a preparare la colazione.
“Buongiorno!” disse Irene scendendo gli ultimi gradini della lunga scala. I suoi capelli sembravano più ribelli del solito, e i suoi grandi occhi verdi risaltavano tra i riccioli neri che le cadevano sul viso. Il pigiama rosa la faceva sembrare una bambina, nonostante avesse ormai 15 anni.
“Buongiorno anche a te!” rispose Leonardo; e un sonoro “Buongiorno!” arrivò anche dalla cucina.
“Cosa ci fai sul divano con il cuscino e la coperta?”
“Ehm… E’ colpa di Rodolfo!” mentì.
“Cosa ha fatto? Ti ha cacciato dal letto?” la giovane sorrise, e delle simpatiche fossette comparvero sul suo volto.
“No, no. Ha solamente confuso il mio letto per la sua lettiera!” si sforzò di ridere.
La voce della madre interruppe la conversazione: “Leo! Sali a chiamare tuo padre, digli che la colazione è pronta!”

“Vado subito, mamma!” e salì a grandi balzi le scale, lasciando la sorella in piedi davanti al divano.

Manuel

postato da: zulian alle ore 21:56 | link | commenti (1)
categorie: pensiero, loscrittoreinme
domenica, 18 maggio 2008

Titolo 

Sesta puntata

La madre stava to­gliendo le lenzuola sporche, ma al suo ingresso si voltò e disse: “Penso che per questa notte ti tocchi dormire sul divano…”
Ma così Irene saprà cosa è successo! protestò Leonardo.
“Diremo a tua sorella che è stato Rodolfo”.
Il persiano grigio perla sbadigliò, quasi avesse capito che si stava parlando di lui. Stiracchiò platealmente le zampe, e con un balzo scese dalla sedia sulla quale stava raggomitolato. Strusciò il suo pelo contro le gambe del ragazzo, e poi, silenziosamente, uscì dalla porta.
Il giovane tornò a guardare la madre, che aveva ripreso a litigare con le len­zuola. Si avvicinò e le baciò una guancia. Luana lo abbracciò. Leonardo la strinse a sé, e il suo dolce profumo lo invase. Si abbandonò fra le braccia della madre per un tempo che gli sembrò lunghissimo, poi afferrò il cuscino e uscì dalla stanza.
Il primo gradino delle scale che portavano al piano inferiore era completamente occupato dal grande gatto, che al suo avvicinarsi cominciò a fare le fusa.
Il suono profondo e vibrante lo tranquillizzò.
Scese velocemente i gradini in marmo e si diresse verso il grande divano al cen­tro del salotto. Vi appoggiò il cuscino e prese la coperta di lana posata sul brac­ciolo. La disfò, e ne studiò la fantasia rappresentata. Si sdraiò, sistemò il guan­ciale con qualche pugno, e si coprì il corpo con quel caldo tessuto.
Stanco e stravolto com’era non fece fatica ad addormentarsi, di nuovo.

Manuel
postato da: zulian alle ore 20:20 | link | commenti (1)
categorie: poesia, loscrittoreinme
domenica, 11 maggio 2008

Titolo

Quinta puntata

Nello stesso istante dalla porta socchiusa spuntò una folta chioma di ca­pelli ricci, e una voce agitata ruppe il silenzio: “Cosa è successo! Ti ho sentito urlare, e sono subito corsa...”.
Leonardo era completamente spiazzato: “io..., io…ho solamente fatto un brutto sogno mamma, non preoccuparti…”.
Ma l’espressione della madre non cambiò.
Come mai il tuo pigiama è bagnato? gli chiese.
io, io…” le sue guance si tinsero di rosso, ma continuòcredo di essermi bhè… penso che tu abbia capito
Non so cosa dire Ti consiglio di non dirlo a tua sorella, sai come è fatt…”
“Sì, hai ragione” la interruppe il ragazzo
Va a cambiarti, che è meglio
Sì mamma…” e mentre si dirigeva verso un grande armadio aggiunse ...grazie.
Prese in fretta le cose che gli servivano, e si diresse verso il bagno. Guardandosi allo specchio capì lo spavento della madre. Era stravolto. Sotto gli occhi due macchie livide gli conferivano un’aria malsana. Aprì il rubinetto, si bagnò le mani, e si versò l’acqua gelata sul volto.
Rialzò la testa. I capelli bagnati erano appiccicati alla sua fronte, e alcune gocce caddero in terra.
Afferrò l’asciugamano blu appeso sulla destra, e vi affondò il viso. Il cotone morbidissimo gli accarezzò la pelle. Si riguardò allo specchio, e fu infastidito nel rivedere le ombre scure sotto gli occhi.
Si cambiò molto velocemente, e ritornò nella sua stanza.

Manuel

postato da: zulian alle ore 21:19 | link | commenti (1)
categorie: pensiero, loscrittoreinme
sabato, 03 maggio 2008

TitoloQuarta puntata...

Si volse, e a grandi passi si diresse verso il mantello sgualcito, lo prese e se lo sistemò senza fermarsi, al fine di raggiungere al più presto la porta di uscita. Una volta sull’uscio senti un brivido alle sue spalle, si girò di scatto, e fece ap­pena in tempo a vedere una figura avvolta in un mantello nero comparirgli da­vanti agli occhi, che questa allungò una mano e cominciò a trascinare verso di sé il suo spirito. Nessun dolore, solamente un’incolmabile sensazione di vuoto che preannunciava la morte. I tondi occhiali gli caddero dal volto. Una lente si frantumò. Avrebbe voluto opporre resistenza, ma non poteva, era sotto il pieno controllo del suo assassino. L’unico desiderio era che l’oblio eterno arrivasse presto.
Il canuto signore, nella sua agonia, fece in tempo a memorizzare un particolare di quelle mani cadaveriche: un anello d’oro con una pietra incastonata.
E mentre un alone turchese dalle sembianze di un gatto, abbandonava il corpo del vecchio e si dirigeva verso quello del suo carnefice, le urla cessarono, e cadde il silenzio.
La notte senza tempo avvolse tutto.
Le urla ricominciarono, e Leonardo si svegliò madido di sudore nel suo letto.
Quelle immagini erano ancora riflesse negli occhi del giovane ragazzo. Era come se stesse guardando un film.
Spaventato e confuso volse lo sguardo nella stanza buia alla ricerca della sve­glia. Non fu difficile trovarla, perché le cifre rosse sul display spiccavano nell’oscurità. Erano le tre di notte.
Fece per uscire dal letto, quando si accorse di essere bagnato. Un senso di ver­gogna lo assalì. Si immaginava le frasi di scherno che la sorella gli avrebbe ri­volto quella mattina, appena fosse venuta a conoscenza del fatto: “Alla tua età bagni ancora il letto! Chissà quando lo sapranno i tuoi amici…”, “Povero il no­stro bimbo… Hai sognato che ti rubavano il lecca lecca?”, oppure “Lo sapevo che non eri normale, come si fa a pisciarsi sotto a 12 anni?”.

Si alzò e accese la luce. Sulle lenzuola era comparsa una grande macchia giallo­gnola. La rabbia si impadronì di lui, prese un libro, e lo gettò con violenza in terra.

Lasciatemi i vostri consigli, o il vostro punto di vista... sono molto importanti per me!

Manuel

postato da: zulian alle ore 14:49 | link | commenti
categorie: pensiero, loscrittoreinme
sabato, 26 aprile 2008

Titolo

Terza Puntata...

Dall’altra parte della tavolata, tre figure sedevano scomposte sulle loro sedie, e appoggiavano il loro corpo esanime sulle carte in tavola.
Si avvicinò per capire cosa fosse successo, meravigliandosi del proprio coraggio.
Il corpo più vicino a lui era quello di una donna dai capelli crespi. La esaminò accuratamente. La sua espressione era resa spaventosa dalle numerose linee scure presenti sul suo volto. Subito si ac­corse che quell’anomalia accomunava tutti e tre i cadaveri.
Nei loro vasi sangui­gni scorreva una sostanza nera come la pece.
I loro occhi, resi vitrei dalla morte, fissavano tutti lo stesso punto: i frammenti di cristallo sul pavimento.
All’idea di essere stato sottoposto alla pressione dei loro occhi pochi istanti prima, rabbrividì, e il vomito gli salì alla bocca.
Si spostò verso la seconda figura: un uomo anziano almeno quanto lui, che im­pugnava una piuma intinta d’inchiostro. Il calamaio era rovesciato sul tavolo, e il suo contenuto aveva macchiato le maniche dei mantelli dei tre individui.
La terza persona attirò la sua attenzione, perché la sua testa era stata sbattuta di proposito sulla superficie del tavolo, provocandogli una profonda ferita. Il sangue nero si confondeva con l’inchiostro presente, al punto che non avrebbe giurato sul fatto che il calamaio fosse mai stato pieno.
Respirò affannosamente.
Il calore che prima lo aveva rianimato, ora si stava vendicando soffocandolo. Le fiamme ora sembravano pronte a uscire dal camino per bruciarlo. Si tolse il mantello e lo abbandonò su una poltrona lì vicino. La sua tunica verde smeraldo si macchiò subito, ma non gli importò.
Sapeva cosa fare.
Sapeva perché si era recato lì, anche se troppo tardi.
Tolse la piuma dalle mani ancora calde dell’anziano signore, e la intinse nel li­quido presente sul tavolo. Prese un foglio pulito tra quelli presenti, e con una grafia resa incerta dalla situazione, ma molto ordinata, scrisse ciò che doveva essere assolutamente tramandato ai posteri. Più volte intinse la piuma, e più volte calde lacrime bagnarono il foglio, cancellando alcune delle lettere appena tracciate.
Una volta conclusa la sua lettera, l’anziano signore la ripiego ripetutamente su se stessa. Si avvicinò alle fredde mura della lugubre stanza, vi appoggiò una mano, e cominciò a perlustrarle. La trovò. Una fessura creatasi fra due rocce. Vi infilò lo scritto.
Vi invito a commentare e a lasciarmi il vostro parere...
Manuel
postato da: zulian alle ore 19:05 | link | commenti
categorie: pensiero, loscrittoreinme
sabato, 19 aprile 2008

Titolo

Ed eccoci arrivati a una nuova puntata del nostro racconto... Mi raccomando commentate, correggete, ed esprimete il proprio punto di vista... Non fatevi scrupoli!

La stanza in cui si trovava era molto grande; un dolce calore lo abbracciò. Capì che chi aveva aperto la porta lo aveva fatto da poco.
La sua attenzione cadde sulla fiamma che si divincolava allegra all’interno del camino. La tensione cominciò a sciogliersi, e lui cominciava a riacquistare le forze. Con passo deciso si avvicinò a quell’unica fonte di luce, e si voltò per os­servare la stanza. Nella fioca luce tutto sembrava in perfetto ordine. Accanto alla porta da cui era en­trato si trovavano delle immense librerie, che ospitavano alti tomi impolverati dalle rilegature colorate. I titoli erano scritti in oro, incuriosito si mosse in quella direzione, ma inciampò in qualcosa, che cominciò a rotolare. Raccolse l’oggetto, che scoprì essere una lampada ad olio. Dunque, tornò sui suoi passi, prese un ramoscello dalla catasta di legna da ardere lì vicina, lo avvicinò al fuoco, e ne immerse un’estremità. Si accese. La piccola fiamma si ribellava, quasi fosse ancora animata dallo stesso spirito allegro da cui era stata colta. Il signore dai capelli di perla, la usò per accendere la lampada, che diffuse una flebile luce nei dintorni. Gettò il ramoscello in fiamme nel focolare e riprese il suo cammino verso le librerie. Il punto in cui aveva trovato la lampada era se­gnato da una scura chiazza d’olio sul grande tappeto che ricopriva il pavimento. La superò, e presto si ritrovò alla sua meta. Alzò il braccio che reggeva il lume per leggere i titoli dorati che lo avevano incuriosito, ma qualcosa di lucente a pochi passi da lui lo riportò alla cruda realtà.
Il tappeto era cosparso da piccoli frammenti di cristallo, e una sostanza argen­tea li ricopriva. Si inginocchiò, e con la mano tremante raccolse sulle dita un po’ di quella sostanza. Era fredda, fluida e inodore. Si pulì la mano nel lungo man­tello in cui era avvolto. Una volta in piedi si diresse verso una zona immersa nell’oscurità. Le gambe gli tremavano, e a stento riuscì a compiere i pochi passi che lo distanziavano da un lungo tavolo. Si fermò a poca distanza dalla massic­cia superficie in legno. Nessun rumore giunse alle orecchie del vecchio, che no­nostante l’età funzionavano ancora benissimo.
Spostò il debole lume davanti a sé. Ciò che vide gli strappo il cuore dal corpo.

Per chi avesse perso la prima parte del racconto, metto il link alla pagina della categoria loscrittoreinme... Spero che questa II puntata vi sia piaciuta, e spero anche vogliate leggere la III che posterò sabato prossimo!

Manuel

postato da: zulian alle ore 19:52 | link | commenti (1)
categorie: pensiero, loscrittoreinme
sabato, 12 aprile 2008

Titolo

Ho deciso di aggiungere questa categoria per avere uno stimolo nel continuare a scrivere questa storia, che tra lo studio, e la poca convinzione di potercela fare, si è un po' incagliata...
Se qualcuno di voi vuole dire la sua sulla storia, dare dei consigli, correggere eventuali (e sicuramente presenti) errori di ortografia e/o sintassi, mi può lasciare un commento...
La continuazione del mio lavoro dipende tutto dall'interesse che riesce a suscitare, e dalle critiche che spero arriveranno...


La strana figura avanzava a fatica. Il silenzio della notte sembrava volesse co­prire il rumore del suo passo stanco. Tutto era immobile.
Le erbe e i fiori che ricoprivano il giardino nel periodo estivo, ora, giacevano asso­piti sotto uno spesso manto di neve.
L’aria che si respirava era pungente, e la fioca luce della luna rendeva l’atmosfera sinistra.
I lunghi capelli dell’anziano signore danzavano nell’aria, e il loro riflesso perla­ceo stonava nel tetro alone della Chera di Morte.
La mano scarna si avvicinò al volto, afferrò il collo del lungo mantello e lo si­stemò per ripararsi del freddo penetrante.
Si fermò. Raccolse le poche energie che gli rimanevano in corpo e si volse di scatto. Niente si era mosso dal suo passaggio. I muscoli del suo corpo si contras­sero e con un espressione di dolore bisbigliò frettolosamente poche parole con­fuse. Si volse e proseguì il suo angosciante cammino.
Ora la vedeva.
La grande porta in quercia era spalancata. Dall’interno della casa non giungeva al­cun rumore. Il terrore lo pervase. Il tempo scorreva troppo velocemente, era come vivere in un sogno. Ansante affrettò l’instabile passo. Raggiunse l’ingresso. Entrò. Le dita tremanti incontrarono la maestosa porta in legno, fredda e levigata dal tempo, e guidate più dall’istinto che dalla ragione, la richiusero alle sue spalle.


continua...
Manuel
postato da: zulian alle ore 21:23 | link | commenti (4)
categorie: pensiero, loscrittoreinme